unione nazionale produttori biologici
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Premessa
E’ stata presentata dalla Commissione Europea, il 29 gennaio 2007,dopo un lungo e travagliato iter, la proposta di modifica della OCM (Organizzazione Comune di Mercato) del settore  ortofrutta, quella direttiva che in sostanza regola il funzionamento degli aiuti dell’UE alle Organizzazioni di Produttori, così come prima normato attraverso il Reg. CE 2200/1996. La UE aiuta le Organizzazioni di Produttori perché concentrano l’offerta e possono permettere al mondo della produzione di affacciarsi sul mercato con maggiore potere contrattuale e con maggiore possibilità di migliorare la qualità dei prodotti e di tutelare l’ambiente e la salute dei consumatori. Di seguito esaminiamo la materia che ha trovato sostanza nell’approvato Reg. CE 361 /2008 che sostituisce il vecchio Reg. CE 2200/1996 soffermandoci sulle implicazioni più interessanti per il mondo del biologico, senza la pretesa di esaurire tutta la discussione sulla riforma dell’intera OCM.
Contesto: il settore ortofrutticolo nell’UE
L’ortofrutta non ha mai goduto di molto appeal in sede UE: basti pensare che gli interventi sulla produzione di ortofrutticoli rappresentano il 3,1% del bilancio della Comunità e il 17% della produzione agricola complessiva dell’UE. Nel corso degli ultimi 15 anni il settore ha dovuto far fronte, da un lato, a una forte pressione da parte della grande distribuzione e delle catene di supermercati discount che, grazie all’elevata concentrazione, tendono a imporre i prezzi di mercato e, dall’altro, alla concorrenza dei prodotti importati che, con una qualità più che accettabile e prezzi relativamente bassi, stanno conquistando una fetta di mercato sempre più ampia. L’attuale Reg. CE comprende aiuti ai produttori correlati alla quantità di ortofrutta consegnata all’industria di trasformazione, aiuti erogati direttamente ai trasformatori e aiuti erogati ai produttori tramite le OP nella misura massima del 50% dei loro programmi operativi che non possono superare un importo pari all’8,2% dei propri fatturati di ortofrutta conferita dai soci. Per essere riconosciute ed avere diritto agli aiuti, le OP devono possedere regole statutarie che garantiscono la democrazia interna (solitamente una testa un voto e regole certe per l’ammissione e per le esclusioni dei soci); devono avere un numero minimo di soci, ma soprattutto un volume di fatturato non inferiore ad una certa soglia. Non è un caso che in tutta Europa esistano tre sole OP riconosciute che si occupano solo di prodotti biologici: la Agrinoba Bio 2000, in Sicilia che si occupa prevalentemente di agrumi, la S’Atra Sardigna, in Sardegna che lavora principalmente ortaggi e la Carpe Naturam di Corigliano Calabro, in Calabria che lavora agrumi ed ortaggi.



Le principali novità introdotte dalla Riforma

Organizzazioni di produttori:
le OP acquistano maggiore flessibilità e le loro regole sono semplificate. I produttori sono liberi di aderire a più OP per diversi tipi di prodotto.

Inserimento dell’ortofrutta nel regime di pagamento unico:
la superficie coltivata a ortofrutticoli può beneficiare dei diritti all’aiuto nell’ambito del regime di aiuti disaccoppiati vigente in altri comparti agricoli. Tutti gli aiuti esistenti a favore degli ortofrutticoli trasformati saranno disaccoppiati e verranno aumentati i massimali di bilancio nazionali del RPU (Regime di Pagamento Unico). Gli Stati membri potranno stabilire importi di riferimento e decidere a chi assegnare nuovi diritti in base ad un periodo rappresentativo. In totale, verranno trasferiti al RPU circa 800 milioni di euro. E’ una delle misure più criticate soprattutto perché il disaccoppiamento previsto dalla riforma è totale e slega dall’effettiva produzione gli aiuti.

Misure ambientali:
l’inserimento dell’ortofrutta nel RPU implica l’obbligo di rispettare la condizionalità per tutti i beneficiari di pagamenti diretti. Inoltre, ciascun programma operativo dovrà destinare almeno il 20% della spesa a interventi ambientali. Quello che più interessa chi opera nel biologico è che la produzione biologica fruisce di un tasso di cofinanziamento comunitario del 60% in ciascun programma operativo; ciò significa che a parità di budget del programma operativo il contributo UE sarà del 60% del programma, anziché solo del 50%, ma comunque entro il massimale del 4,1% del fatturato della OP; per la prima volta, nella legislazione comunitaria, viene riconosciuto, strutturalmente, un differenziale di aiuto a favore della produzione biologica.

Promozione.
In coerenza con le raccomandazioni della OMS sulla necessità di incrementare il consumo di frutta e verdura, le OP avranno la possibilità di inserire nei loro programmi operativi iniziative di promozione del consumo di prodotti ortofrutticoli. Il cofinanziamento comunitario dei Programmi Operativi delle OP è portato al 60% se la promozione si rivolge agli scolari e agli adolescenti. I prodotti ritirati dal mercato potranno essere distribuiti gratuitamente ad enti caritativi, scuole e colonie di vacanze.

Conclusioni.

Nella nuova OCM ortofrutta ci sono elementi positivi che fanno anche ben sperare per una qualificazione dell’attività delle OP. Allo stesso tempo non possiamo nascondere il rischio che le politiche sul disaccoppiamento possano portare a due, per quanto opposti, rischi: un ulteriore abbandono delle colture, come avviene per gli altri settori sottoposti al disaccoppiamento, da un lato, e alla proliferazione di nuove colture ortofrutticole in aree precedentemente impegnate ad altre colture e quindi conseguenti problemi di eccedenze di produzione. E’ necessario, da questo punto di vista che il mondo della produzione biologica sia ancora più sensibile alle tematiche dell’aggregazione e riesca a sviluppare proposte e progetti capaci di coinvolgere l’intera filiera e di arrivare fino ai consumatori. Naturalmente tali programmi devono essere assecondati e favoriti da una politica del Governo e delle regioni mirata agli stessi obiettivi.
C’è poi il problema che molte strutture cooperative di produttori biologici fanno difficoltà a raggiungere da sole un volume d’affari, per esempio di 2.000.000 euro di ortaggi o di frutta. Magari, hanno un fatturato ben superiore, però a cui concorre la vendita anche di altri prodotti biologici, al di fuori dell’ortofrutta (es. vini, formaggi, olio, etc.). Tuttavia nuove speranze (vedi box a fianco) si sono aperte per i produttori biologici. Bisogna saperle cogliere.
Ignazio Cirronis
Presidente Unaprobio
Responsabile ortofrutta OP S’Atra Sardigna
E  v  e  n  t  i
16° Congresso Mondiale IFOAM dell’Agricoltura Biologica



    Modena, 16/20 giugno 2008


OCM Ortofrutta: di che si tratta (dati al 2007)
Produzione orotofrutticola: il 17% del totale produzione agricola UE
Bilancio PAC dedicato all’ortofrutta 3%
Francia, Italia e Spagna rappresentano, da sole, il 74% dell’ortofrutta nella UE
OP in Europa 1.400 (di cui 280 in Italia)
Fatturato OP in % sul fatturato totale ortofrutta: media europea 34% (di cui in Italia il 31%)
Numero minimo di soci OP: 5
Fatturato minimo OP: 2.000.000 euro per frutta o ortaggi; 3.000.000 euro per ortofrutta
Aiuto sotto forma di sostegno a Programmi Operativi: 4,1% del fatturato della OP con possibilità di ulteriore 0,5% per interventi contro crisi di mercato
Una novità per il biologico con il D.M.85/2007

Qualcosa di importante si è mosso a favore del biologico dall’inizio del 2007. Una proposta presentata dalla regione Sardegna, in quanto capofila della conferenza Stato-Regioni ed  approvata dalla stessa Conferenza modifica la materia “riconoscimento OP” D.L. 228/2001 e D.L.102/2005 che regola questa materia per tutti gli altri settori al di fuori dell’ortofruttta. L’accordo è stato formalizzato col Decreto Ministeriale 85 del 12.02.2007; per la prima volta, è stato istituito un settore “prodotti biologici”, quindi è possibile raggruppare tutte le produzioni biologiche certificate ai sensi del Reg. CEE 2092/1991 con esclusione dell’ortofrutta; è necessario raggiungere un fatturato di 300.000 euro ed un numero minimo di soci pari a 5. Questo accrescerà notevolmente  la platea possibile di beneficiari degli aiuti alle OP tra le organizzazioni dei produttori biologici che spesso si occupano proprio di più prodotti, perché si sono aggregate non per settore produttivo, ma per metodo di produzione. Per tali Organizzazioni di Produttori, se riconosciute, è previsto un aiuto per il loro funzionamento, in quantità percentuale decrescente, in base al proprio fatturato, per 5 anni: 100% del programma per il 1° anno; 80% per il 2° anno; etc. con un massimale di spesa di 80.000 euro/anno. I produttori biologici, certamente non si faranno sfuggire questa occasione importante che favorisce l’aggregazione su base locale e/o regionale e/o interregionale, ma finalmente con requisiti minimi accessibili anche per piccole-medie strutture.Ad onor del vero va detto che le regioni possono aumentare i requisiti minimi di riconoscimento (5 soci e 300.000 euro di fatturato) ed infatti diverse regioni lo hanno già fatto.
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